Venezia
Reflections aloud / 21 Aprile 2019

Venezia è la materializzazione della malinconia, come una sinfonia di Vivaldi in minore. Il destino mi ha portato lì, ed io sono stato rapito dal suo fascino impenetrabile, esoterico. Venezia è inenarrabile. Un luogo fuori dal tempo. Quando si solca il Canal Grande, si ha la sensazione di entrare in un dipinto del Canaletto. Quando si attraversano i suoi labirintici vicoli, al calar della sera, non ci si meraviglierebbe di incontrare messer Casanova. Solo l’orda dei barbari turisti, asiatici in testa, con i loro calzoni corti e i sandali con i calzini, inquadrati come soldati nei loro gruppi organizzati, intacca la poesia e l’emozione di questa città piena di promesse antiche. Calpestare lo stesso suolo su cui hanno camminato Vivaldi e Mozartha qualcosa di mistico. Scivolare tra i canali a bordo di una gondola, con lo sciacquiio dell’acqua impura contro lo scafo e gondolieri che scambiano incomprensibili battute in veneto, è un’esperienza rilassante e riconciliante. Avverto qualcosa d’indefinibile quando la guardo e l’attraverso, come se non fossi mai andato via. La sua storia m’incute suggestione e soggezione. Un capolavoro misterioso in cui ci si può muovere, come in un paesaggio surreale di una realtà virtuale. Credo che non ci sia un simile luogo nel resto…