Ommadawn di Mike Oldfield
Music / 22 Aprile 2019

Quando, nel 1975, fu pubblicato Ommadawn di Mike Oldfield, la new age (intesa come genere musicale e non come corrente di pensiero) era ancora lontana dalla sua alba, databile intorno alla metà degli anni ‘80. Il fenomeno affonda le sue radici negli anni ‘60, ma l’esplosione avvenne solo due decenni dopo. Prima di Ommadawn, Oldfield aveva pubblicato Tubular bells nel 1973 e Hergest ridge nel 1974. Il primo era stato un successo plenetario, da tutti riconosciuto come vero capolavoro. La sua strada era segnata, una strada ricca di atmosfere evocative con i colori e i suoni della sua terra. Nasceva la new age, ma nasceva anche la world music, con un mix intelligente tra celtica, tribale, progressive rock e classica. I primi tre dischi di Oldfiend sono opere d’arte che hanno indicato un nuovo percorso per lo musica strumentale, ma con quella trilogia si chiudeva anche la stagione più creativa e innovativa dell’artista. Le atmosfere sognanti e misteriose furono sostituite dalle logiche di mercato e la sua musica divenne sempre più commerciale. Come sempre, i soldi uccidono tutto. Ommadawn è una suite suddivisa in due parti. Tanti gli strumenti, atipici per il pop/rock, utilizzati da Oldfield: cornamuse, bouzouki, banjo, violoncello,…