Cinquant’anni fa uscivano due album di Lucio Battisti, con gli indimenticabili testi di Mogol, che cambiarono la storia della musica pop italiana: Umanamente uomo: il sogno e Il mio canto libero. Due capolavori assoluti, che ci hanno regalato una serie di evergreen immortali e insuperabili. Il nostro breve viaggio nella rivoluzione battistiana inizia con il primo dei due capolavori pubblicati quell’anno.

A volte, quando si ascolta un nuovo cantautore, capita di pensare «Ehi, questo qui è bravo, ricorda Battisti». Io, ad esempio, l’ho pensato quando ho sentito per la prima volta Fulminacci. Questo perché Battisti è un punto di riferimento, un termine di paragone, come solo i grandi autori possono essere.

Il suo modo di fare musica produsse una piccola rivoluzione nel pop nostrano, perché seppe amalgamare la classica melodia italiana con le sonorità d’oltreoceano (dal rhythm & blues al progressive rock, fino alla disco music). Molti importanti cantautori italiani hanno dichiarato di essersi ispirati a Battisti, come Eros Ramazzotti, Zucchero Fornaciari, Claudio Baglioni, Ligabue, Gianluca Grignani, Tiziano Ferro, mentre Francesco De Gregori ha eseguito spesso sue canzoni nei concerti e nella coda orchestrale di La leva calcistica della classe ’68 c’è una citazione di Vento nel vento, brano tratto da Il mio canto libero.

Ma Battisti era ed è stimato anche da molti artisti stranieri. Nel 1997, David Bowie definì Lucio Battisti, con Lou Reed, uno dei migliori cantanti del mondo e avrebbe voluto collaborare con lui, ma la morte lo colse solo l’anno seguente. Gli Hollies di Graham Nash a Sanremo del ’67 cantarono la sua Non prego per me. Il paradiso, brano lanciato da Patty Pravo, diventò un successo da hit parade in Inghilterra nella traduzione If Paradise is half as nice. Ma Battisti andò fortissimo anche in Francia, Germania, Spagna, Grecia, Russia, Turchia e Giappone.

Inoltre, i testi di Mogol ruppero con lo schema classico della canzone cosiddetta leggera, perché parlavano anche d’amore, ma non solo d’amore. I temi trattati da canzoni come Pensieri e parole, Anche per te, Emozioni, Il monolocale, I giardini di marzo, Il mio canto libero, Il nostro caro Angelo, No dottore, e tante altre, non erano usuali in anni in cui ogni frase faceva rima con cuore, amore, mamma, fiori, ecc.

Anche i suoi ultimi controversi dischi, quelli con i testi di Pasquale Panella, pur non essendo ricordati tra i suoi lavori migliori, hanno ispirato molti arrangiamenti della dance anni 90 e 2000.

Non parlerò mai più, un’artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte” Lucio Battisti

Lucio Battisti, 1969. (Photo by Mondadori via Getty Images)

Umanamente uomo: il sogno

Iniziamo il nostro viaggio nella mitologia battistiana partendo, secondo un giusto ordine cronologico, da Umanamente uomo: il sogno, uscito il 24 aprile 1972. Primo Long Playing pubblicato da Battisti con l’etichetta Numero Uno. L’album è uno straordinario concentrato di classici della canzone italiana, su tutti: I giardini di marzo, E penso a te, Innocenti evasioni, Comunque bella. Ma ciò che colpì il pubblico, soprattutto giovanile, e la critica, fu quella sorta di fusion nostrana tra la canzone d’autore, il pop e il progressive rock. Qualcosa di assolutamente originale, che solo i grandi autori sono in grado di fare. La sua musica non è riconducibile ad alcun autore precedente, è assolutamente originale ed ha ispirato molti artisti. Insomma, Battisti assomiglia solo a Battisti.

Le otto tracce dell’album

Tutte le canzoni dell’album sono state scritte da Mogol per i testi e da Battisti per le musiche.

I giardini di marzo

Questo brano meriterebbe un articolo a se stante, perché è uno dei più belli e toccanti dell’intera produzione Battisti/Mogol e, senza alcun dubbio, di tutta la musica pop italiana. Il testo è autobiografico e parla dell’infanzia del paroliere nel dopoguerra, sospesa tra miseria e difficoltà esistenziali, ma parla anche della mancanza di coraggio, che si avverte subito nel suo notissimo incipit: “Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati. Al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti”.

In quel bellissimo testo sono raccolti i ricordi d’infanzia di Giulio Rapetti (alias Mogol), daifiori non ancora appassiti” della madre alla timidezza di un ragazzo che non ha il coraggio di vendere i libri fuori dalla scuola. Ma il ragazzo cresce e nel ritornello dice: “Che anno è, che giorno è, questo è il tempo di vivere con te. Le mie mani, come vedi, non tremano più e ho nell’anima, in fondo all’anima cieli immensi e immenso amore e poi ancora, ancora amore, amor per te”, quindi non ha più paura di vivere ed amare.

Ma I giardini di marzo non è solo il testo di Mogol, ma anche il genio musicale di Battisti, che ci introduce con le strofe in un’atmosfera cupa, quasi senza un domani, per poi esplodere in un crescendo pieno di archi e speranza, di amore, cieli aperti e fiumi azzurri. Questo è uno dei grandi capolavori della musica italiana, in cui tutto è perfetto: testo, musica e interpretazione.

Innocenti evasioni

Secondo Renzo Arbore, questa canzone sarebbe stata ispirata da una sua scappatella extraconiugale, dei tempi in cui era legato alla conduttrice televisiva Vanna Brosio. Quale che sia stata la sua genesi, la canzone ebbe grande successo e resta una delle sue più amate e cantate del cantautore di Poggio Bustone. Qui hanno un grande ruolo la musica e l’arrangiamento trainanti, ma ancora una volta anche l’azzeccatissimo testo di Mogol, che affronta con spensieratezza i temi del tradimento e della solita codardia maschile di fronte alla scoperta dell’infedeltà.

E penso a te

Questo brano fu composto nel 1970 e inciso da Bruno Lauzi come Lato B del disco Mary oh Mary, con l’arrangiamento di Gian Piero Reverberi. Fu poi Mina a riprenderlo nell’album eponimo del 1971. Finalmente, arrivò anche l’interpretazione di Lucio in questo album.

Nel testo, il pensiero del protagonista corre sempre alla stessa donna, in qualsiasi momento e azione della giornata e anche in presenza di un’altra lei. La musica e l’interpretazione rimarcano la tristezza causata dall’assenza e da un passato che non si può dimenticare. Quel che rimane di questa canzone sono la continua ripetizione della frase “e penso a te” e l’emotività che trasmette il crescendo del coro. Mogol scrisse il testo in soli diciannove minuti, durante un viaggio in macchina, con Lucio che stava accanto al guidatore, dimostrando ancora una volta la sua assoluta genialità.

Il retro della cover.

Umanamente uomo: il sogno

La traccia che dà il titolo all’album è un brano strumentale, in cui la melodia non viene eseguita da uno strumento ma semplicemente fischiata. Mogol aveva scritto un testo anche per questo brano, ma poi decisero di non utilizzarlo, forse perché non convinti dal risultato. Il testo è poi rimasto inedito fino al 1999, quando venne pubblicato nel libro Mogol. Umanamente uomo di Giammario Fontana.

Comunque bella

In questo brano, uscito anche come retro del singolo I giardini di marzo, Battisti e Mogol ripresero ancora una volta il complicato tema del rapporto uomo-donna e Lucio diede qui una straordinaria e tormentata prova di canto, interpretando sia il lui che la lei della storia.

Qui il tradimento della donna è lampante, così come la sua maggiore forza di carattere, come spesso avviene. Lui è in suo potere, schiavo della sua bellezza e del suo dominio psicologico, e il perdono è inevitabile già quando lei gli dice “non ti chiedo perdono perché tu sei un uomo”. Tra i due, senza alcun dubbio, è lei la più forte.

Un altro capolavoro assoluto, una storia dal sapore cinematografico, in cui musica e parole sono un tutt’uno, come se a scriverle fosse stata una sola persona.

Il leone e la gallina

Questa canzone ha il sapore del divertissement e parla del corteggiamento tra un uomo e una donna, paragonandolo al leone che cerca di cacciare la gallina. Non è una cosa così semplice e scontata come potrebbe sembrare. L’arrangiamento è volutamente scarno, dando risalto al tono scherzoso del cantante. Il pezzo è stato reinterpretato da Mina nell’album Mazzini canta Battisti.

Sognando e risognando

Questo brano parla dallo stress provocato dalla frenesia della vita moderna. Descrive infatti la folle corsa che il protagonista deve affrontare nel traffico cittadino per giungere in tempo all’appuntamento con la propria fidanzata. Se pensiamo che questo testo risale al 1972, chissà cosa avrebbe scritto oggi Mogol per descrivere l’ansia causata dagli infiniti impegni con cui l’uomo ha deciso di complicarsi la vita.

Il fuoco

L’album si chiude con un altro brano strumentale, Il fuoco, dal sapore psichedelico, molto vicino alla musica elettronica tedesca (Kraftwerk, Klaus Schulze, Tangerine Dream). Mogol non volle scrivere il perché disse di non credere in quel pezzo. Tutto sommato, possiamo dire che non aveva torto.

Lucio Battisti. Fonte: Io Donna

Curiosità

La ristampa del disco in CD nel 2007 contiene due bonus track (e che bonus track): La canzone del sole e Anche per te, lato A e B di un singolo uscito solo l’anno precedente alla pubblicazione dell’album. Lo stile compositivo era assolutamente in tema con le altre canzoni, ma il principale scopo dell’operazione fu quello di riunire l’intera produzione di Battisti nei 19 album di studio. Infatti, solo tre canzoni erano fuori dalla sua discografia, le due citate e Elena no, che fu inserita come bonus track nella ristampa di Amore e non amore.

Le immagini di copertina furono realizzate da Cesare Montalbetti, in arte Caesar Monti, che al riguardo ricorda: «Di questa copertina, una cosa mi è rimasta impressa: la fatica fisica di raccogliere una montagna di vecchi mobili che, dopo avere accatastato, bruciammo. La nostra inesperienza fu totale: non considerando la pericolosità dell’operazione, non avevamo avvertito i Vigili del Fuoco. Tutto finì bene… anche perché non c’era più legna».

Un’ultima curiosità è legata al brano E penso a te, che nel 1978 fu incredibilmente censurato dalla dittatura militare in Argentina, ma non saprei dirvi per quale motivo. Ci consola sapere che Battisti non fu il solo a subire quella sorte, perché la censura colpì anche Claudio Baglioni, Gino Paoli, John Lennon, Queen, Joan Baez, The Doors, Pink Floyd, Donna Summer e Eric Clapton. Ma gli strani cervellotici percorsi della censura colpirono addirittura (udite! udite!) Raffaella Carrà e Nicola di Bari. Mah…

Conclusione

I rapporti di Battisti con la critica e la stampa non sono mai stati idilliaci, a causa della sua estrema riservatezza e dell’atteggiamento spesso aggressivo di certi giornalisti a caccia di facili scoop. Inoltre, l’invidia è una bestia difficile da domare e il suo abbonamento fisso con i primi posti della hit-parade disturbavano molti suoi colleghi. Così nacque il Battisti fascista, forse perché non impegnato politicamente (come Baglioni, Cocciante e altri), che scopiazzava le sue canzoni, era stonato e musicalmente impreparato.

Oggi però scriviamo di lui e non di altri, qualcosa significherà. I detrattori di un tempo sono morti e sepolti, mentre le sue canzoni sono ancora qui ad ispirare le generazioni degli ultimi cinquant’anni. Ora però le polemiche lasciamole al passato e celebriamo questo album capolavoro, dandoci appuntamento per l’altra pietra miliare targata 1972: Il mio canto libero.

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Autore

Silvio Coppola

Silvio Coppola è nato a Salerno. Musicista, scrittore, giornalista e conduttore radiofonico. È stato redattore per riviste specializzate di computer music. Ha collaborato con il grande drummer napoletano Tullio De Piscopo. Nel 2020 è stato pubblicato il suo primo fantasy storico “Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico”.