Il racconto delle vicende, degli artisti, delle canzoni, che hanno forgiato lo stile musicale che ha conquistato tutti, dai puristi della classica, ai palati raffinati del jazz, fino al vasto pubblico del pop.

Questa storia inizia dal racconto di un’epoca irripetibile, che vide confluire nello stesso luogo artisti incredibili: musicisti, cantanti, compositori, poeti, tutti spinti dalla stessa voglia di rinnovamento della musica e della cultura brasiliana. Ma quel cambiamento, pur proponendosi in maniera soave, quasi sussurrata, fu così potente da invadere il mondo e da sopravvivere al tempo e alle mode. La bossa nova è sempre qui, da qualche parte, basta solo porgere l’orecchio.

E’ melhor ser alegre que ser triste…
mas pra fazer um samba com beleza
é preciso um bocado de tristeza


È meglio essere allegri che esser tristi…
ma per fare un samba con bellezza
è necessario un poco di tristez


Vinicius de Moraes – Samba da Benção

Il sentimento che caratterizza ogni forma d’arte brasiliana, sia pur innovativa, è la saudade. Un termine intraducibile, perché inafferrabile. La saudade non si spiega, si avverte nell’anima. In una sola parola convivono le tre anime del Brasile: quella portoghese, importata dai conquistadores; quella africana, sbarcata suo malgrado dalle navi cariche di schiavi; quella indiana, dei popoli nativi. In ognuna di queste anime, siano esse bianche o nere, sopravvive quindi la nostalgia per un futuro perduto. L’unico rimedio per cercare di esorcizzare quel lamento ancestrale è la musica, intrisa di ritmo, ma sempre velata di tristezza. Non c’è canzone di quella terra, anche la più sfrenata, che non trasmetta un sapore nostalgico. A Rio si dice che tutto finisce in Samba, che dopo ogni dolore ci sarà sempre un Samba a sollevare lo spirito. Questa è l’alma brasileira.

A tristeza è senhora
desde que o samba è samba è assim.


La tristezza è padrona
da quando il samba è samba è così.


Caetano Veloso- Desde que o samba è samba

Tutto iniziò in un collo di bottiglia

La storia della Bossa nova inizia in Beco das garrafas (che significa collo di bottiglia), piccola e stretta via di Copacabana dove, negli anni ’50, si riuniva la gioventù carioca innamorata della notte, del jazz e di ogni forma d’arte proveniente dal Nord America. La musica e il whisky viaggiavano insieme sino al sorgere del sole e a nulla serviva che gli abitanti della strada, stanchi di quel frastuono, di tanto in tanto lasciassero cadere qualcosa sulle teste dei nottambuli. La festa continuava, sempre e comunque. I locali di tendenza della Rio bohemien erano tre: Beco das Garrafas, Little Club e Bacará; e in quel collo di bottiglia, situato a Copacabana, tra i numeri 21 e 37 di Rua Duvivier, nacque la Bossa nova. Fu in quel limitato spazio carioca che due giovani impresari dello spettacolo, Luís Carlos Miéle e Ronaldo Bôscoli, iniziarono a lanciare giovani talenti, come Elis Regina, Sergio Mendes, Baden Powell e Sylvia Telles, giusto per citarne qualcuno. Tutti poi approdati al grande successo internazionale. Quegli storici locali chiusero i battenti negli anni ’80, per poi riaprire nel 2014, grazie all’intuito della produttrice culturale Amanda Bravo. E ora, come negli anni ’50 e ’60, ogni sera si esibiscono gli artisti emergenti della musica carioca e quei locali sono meta obbligata dei turisti che vogliono respirare aria di Bossa nova.

Beco das Garrafas come appare oggi, conserva il cartello che annuncia Elis Regina e Sergio Mendes. Foto tratta da diariodorio.com

Lo stile è nel nome

Non esiste in italiano una traduzione certa e definitiva del termine bossa nova. Nel gergo urbano brasiliano significa nuovo pallino, nel senso di particolare fissazione, ma nel riferimento storico-artistico sono preferibili traduzioni come nuovo stile o nuova tendenza. E fu giusto usare l’aggettivo nuovo, perché quel modo di intendere la musica fu senza alcun dubbio innovativo. Il destino volle che s’incontrassero, nello stesso momento e nello stesso luogo, artisti assolutamente geniali, che ebbero modo di confrontarsi e di plasmare insieme qu ella fusione tra jazz e samba che avrebbe cambiato il corso della musica brasiliana e influenzato intere generazioni di musicisti di tutto il mondo.Ricordiamo qualche nome di quel gruppo di nottambuli: Antonio Carlos Jobim, Baden Powel, Sérgio Mendes, Carlos Lyra, Roberto Menescal, Oscar Castro-Neves e, su tutti, Vinicius De Moraes, anche perché già affermato e con qualche anno in più. Nomi poi divenuti storici, ma che all’epoca erano giovani musicisti che cercavano nuove strade sonore percorrendo le notti carioche fino all’alba, quando si spostavano nelle case private per continuare a suonare fino a mattina inoltrata.

La musa del movimento fu Nara Leão, che metteva a disposizione la propria casa sull’Avenida Atlântica, a Copacabana, per quelle creative riunioni prossime all’alba, e che si proponeva lei stessa come interprete. Si sperimentava, si scambiavano idee, si improvvisava. Quella generazione stava inventando la nuova immagine del Brasile. Non rinnegavano il passato, ma era tempo di archiviare gli stereotipi esotici legati alla figura di Carmen Miranda e ai film-cartolina di Walt Disney. I giovani sentivano il bisogno di un cambiamento. Tra le nuove leve universitarie, che ascoltavano jazz e guardavano film francesi, correva un motto che accomunava cultura colta e popolare: Mens sana in corpore samba. Cercavano il rinnovamento nel solco della tradizione.

I tre manifesti della Bossa nova

L’atto che ufficializzò la nascita della bossa nova fu la pubblicazione, nel luglio 1958 su etichetta Odeon e su vinile a 78 giri, della canzone Chega de saudade, scritta da Vinicius e Jobim, e cantata da João Gilberto, che esibì subito le complesse armonie di Tom e la famosa batida di João. Il manifesto del nuovo stile fu Desafinado di Jobim e Newton Mendonça, che uscì nel novembre dello stesso anno, ancora con la voce di João Gilberto, con un testo che ironizzava sulle presunte stonature dei bossanovisti e sul limitato orecchio musicale dei detrattori. L’emblema della bossa nova nel mondo è stata, ed è tuttora, Garota de Ipanema, di Vinicius e Jobim, che uscì nel 1962 e divenne una hit internazionale con la versione incisa nel celebre disco Getz/Gilberto (ancora lui). Tre canzoni, tre pagine immortali della storia della musica, con un comune denominatore: Jobim, Vinicius, Gilberto. La Bossa nova porta incontestabilmente la loro firma.

Se você insiste em classificar

Meu comportamento de antimusical

Eu mesmo mentindo devo argumentar

Que isto é bossa nova, que isto é muito natural


Se insisti nel classificare

Il mio comportamento come antimusicale

Io anche mentendo devo dire

Che questa è bossa nova, che questo è molto naturale


Newton Mendonça – Desafinado

Bossa nova sinonimo di bello

Le caratteristiche del nuovo genere avevano dei punti di riferimento precisi: l’influenza del jazz nordamericano; il modo di cantare di João Gilberto, caldo, soffuso, senza fronzoli; il ritmo sincopato con cui Gilberto pizzicava la chitarra, la cosiddetta batida; le armonie sofisticate e gli arrangiamenti essenziali di Tom Jobim, certamente diversi dai samba-cançoes tradizionali; i testi finalizzati alla ricerca della fonetica giusta da unire ai suoni, e i primi parolieri che cercarono questa strada furono Vinicius de Moraes e Newton Mendonça. Tutto questo sembrò indecente a qualcuno (leggi i puristi della tradizione), ma fu un’illuminazione per molti. La bossa nova non solo cambiò la musica, ma anche la cultura brasiliana, diventando un modo di essere, uno stile di vita. Tutto ciò che emanava un’immagine positiva, come una bella donna o un politico onesto, era definito Bossa nova, nuovo idioma entrato prepotentemente nel linguaggio del paese. A questo va aggiunto che l’impatto fu talmente esplosivo che in breve tempo varcò i confini nazionali e approdò negli Stati Uniti, così che, paradossalmente, il jazz nordamericano, su cui aveva eretto le fondamenta il nuovo stile brasiliano, traeva ispirazione dalla creatura che esso stesso aveva contribuito a generare.

Bossa nova è pioggia fitta vista attraverso la finestra, è più uno sguardo che un bacio… Bossa nova è la nuova intellighenzia, il nuovo ritmo, la nuova sensibilità, il nuovo segreto della gioventù brasiliana… Bossa nova è la risposta semplice e incorruttibile di questi giovani ai loro padri e maestri… che per quanto buie possano essere le notti c’è sempre l’alba dopo di esse”. Vinicius de Moraes

Lo spot internazionale del nuovo fermento culturale brasiliano fu il film Orfeo Negro, diretto da Marcel Camus e basato sull’opera teatrale di Vinicius De Moraes, Orfeo da Conceição, con musiche di Jobim, in cui si trasponeva il mito greco di Orfeo ed Euridice nella Rio di quegli anni e nei giorni del carnevale. Il film vinse la Palma d’oro al Festival di Cannes del 1959 e la colonna sonora fece immediatamente il giro del mondo, basti ricordare A felicidade di Vinicius e Jobim e i celeberrimi Samba de Orfeo e Manhã de Carnaval di Luiz Bonfá. Quel lavoro segna l’inizio della collaborazione artistica e dell’amicizia tra Tom Jobim e Vinicius, che però non hanno mai amato quella trasposizione cinematografica.

“Vinicius mi aveva insegnato tante cose. Era un uomo di grande cultura, poliglotta senza ostentazione, meraviglioso poeta, fine scrittore. Inoltre, anima generosissima. Passavamo giornate insieme, io al pianoforte, lui col suo pezzo di carta… Intravedeva sempre il lato umano delle cose… Solo un individuo come Vinicius, che conosceva la musica della parola… poteva comporre i testi che ha composto”. Antonio Carlos Jobim

Il manifesto di Orfeo Negro.

L’America s’innamora della Bossa nova

A questo punto i jazzisti nordamericani iniziarono a interessarsi fattivamente alla bossa nova, il primo fu John Coltrane, che nel ’58 incise una splendida versione di Bahia di Ary Barroso, che pur non essendo una bossa nova apriva il jazz verso la cultura verdeoro. A seguire, un po’ tutti si confrontarono col nuovo stile, e ai jazzisti si unirono ben presto anche gli artisti dell’area pop, ma il vero atto d’amore verso la bossa nova e verso la musica di Antonio Carlos Jobim fu l’album Jazz Samba (uno degli album più venduti della storia del jazz) che Stan Getz e Charlie Bird incisero nel ’62. Quello fu il preludio a Getz/Gilberto, realizzato con João e Astrud Gilberto e la collaborazione dello stesso Jobim, il disco che consacrerà definitivamente la bossa nova come il nuovo volto del Brasile nel mondo. La passione nordamericana per la bossa nova scoppiò all’inizio degli anni ’60, quando diversi jazzisti americani fecero dei tour in Brasile ed entrarono in contatto con il nuovo sound carioca. Gente del calibro di Coleman Hawkins, Roy Elridge, Zoot Sims, ne furono attratti, ma fu Charlie Byrd che prestò maggiore attenzione a quell’evoluzione del samba. Prese con sé un disco di João Gilberto e lo fece ascoltare a Stan Getz. Il sassofonista di Filadelfia s’innamorò perdutamente della musica di Jobim, definendolo “il più grande compositore di musica popolare della seconda metà del ventesimo secolo”. Incise con Byrd il già citato album Jazz Samba, che conteneva Desafinado e Samba de uma nota só, destinati ben presto a diventare degli standards jazz, e molti altri artisti nordamericani voltarono lo sguardo a sud, verso quella nuova, raffinata realtà sonora. Herbie Mann incise Do the Bossa nova, Cannonball Adderley si unì al coro con Cannonbal’s Bossa nova, Paul Winter e Carlos Lyra con The Sound of Ipanema, ma il fenomeno coinvolse anche artisti del calibro di Ella Fitzgerald, Ray Charles, Elvis Presley e Frank Sinatra, che incise un altro album storico in coppia con Jobim e di cui parleremo ampiamente in uno dei prossimi appuntamenti.

Conclusione

Mentre i verdeoro di Pelé dominavano il panorama calcistico mondiale, la musica di Tom Jobim, Vinicius e João Gilberto ammaliava la scena culturale. Il Brasile non era più la terra esotica di José Carioca, ma aveva un’anima profonda, una lunga storia da raccontare, e un nuovo linguaggio universale: la bossa nova.

Ma la storia continua e noi proveremo a raccontarla.

“Io sono il figlio della Bossa nova. Tutta la mia generazione è venuta dopo. La Bossa nova è stata fondamentale, ha cambiato la musica brasiliana. Esiste una musica prima e dopo questo movimento, e in tutti noi artisti brasiliani, oggi, c’è qualcosa della Bossa nova”. Toquinho

Discografia consigliata

Chega de saudade di João Gilberto, Odeon, 1959

Un viaggio tra i tantissimi dischi della bossa nova non può non cominciare da questo che è convenzionalmente considerato il primo album di bossa nova mai pubblicato. Il nuovo genere esplose quando fu lo stesso João Gilberto ad incidere Chega de saudade su disco a 78 giri, seguita dopo poco da Desafinado. Il successo fu enorme. L’unica versione oggi reperibile di questo disco in formato CD (a un prezzo contenuto) contiene anche tracce di autori diversi; è disponibile inoltre una versione su LP in edizione limitata.

La cover dell’album Chega ce saudade di Joao Gilberto.

Getz/Gilberto, Verve Records, 1964

Questo è uno dei capolavori assoluti della bossa nova. Il disco che rivelò il nuovo stile al mondo e che resta uno dei più venduti della storia del jazz. Va ascoltato dal primo all’ultimo brano, senza soffermarsi sui singoli pezzi, perché la sua grandezza sta nell’amalgama perfetta dei suoni, degli strumenti, delle voci, che crea un’alchimia difficilmente rintracciabile in altri album. Un autore immenso e fine pianista, un chitarrista innovativo con una voce fuori dagli schemi, un sassofonista ispirato e una casalinga che era lì per caso, si chiusero due giorni in uno studio di New York e ne uscirono con un disco universalmente riconosciuto come capolavoro assoluto. Questo album è facilmente reperibile sia in formato CD che LP.

La cover dell’album Getz/Gilberto.

Fonti:
Antonio Carlos Jobim Una Biografia di Sérgio Cabral, Casa dei Libri Editore
Chega de saudade storia e storie della bossa nova di Ruy Castro, Angelica Editore
Il popolo del Samba di Gildo De Stefano, Rai Eri
La Storia della Musica Latino Americana di AA.VV., Hobby & Work
Musiche dal Mondo Atlante sonoro della World Music di AA.VV., Fabbri Editori
Musica Brasiliana di Roberto Valentino e Raffaello Carabini, Editrice New Sounds srl
diariodorio.com
Wikipedia

Autore

Silvio Coppola

Silvio Coppola è nato a Salerno. Musicista, scrittore, giornalista e conduttore radiofonico. È stato redattore per riviste specializzate di computer music, ha suonato nei migliori locali e piano bar della Campania, ha collaborato con il grande drummer napoletano Tullio De Piscopo, con cui ha composto due canzoni.