Let It Be compie 50 anni, ma resta giovane, come tutte le canzoni dei Beatles. Il mito non invecchia. Scritta da Paul, ma attribuita come di regola al duo Lennon-McCartney, è stato l’ultimo grande singolo prima dello scioglimento della band. Eppure, qualcuno dei quattro baronetti detestava questo capolavoro, trasformatosi in questi cinque decenni anche in un inno religioso.

L’album Let it be fu registrato prima di Abbey Road, ma venne pubblicato successivamente, per questo in alcune discografie viene riportato in cronologia al dodicesimo posto e in altre, più puntigliose, all’undicesimo. L’idea originaria era quella di registrare un album in studio, ma dal vivo, senza sovraincisioni o effetti successivi e di farne un film. Purtroppo, alla fine non restò che un documentario e le famose immagini di loro che suonano sul tetto dell’edificio di Savile Row, sede della Apple a Londra. Le riprese video erano del mese di gennaio ‘69, ma il film uscì nel maggio ‘70 e l’album addirittura nel novembre successivo. Qualcosa non funzionò e quello che doveva essere l’album monstre di una band al top della carriera, divenne l’immagine della fine di un’epoca. La fine dei Beatles, infatti, decretava anche la fine degli irripetibili anni ’60.

La storia di Let it be

Paul scrisse Let it be in un momento in cui il gruppo stava entrando in una crisi irreversibile. John e George avevano sempre più spesso un atteggiamento che rendeva l’aria pesante. Il primo perché imponeva a tutti la costante presenza di Yoko Ono, pur sapendo che era mal tollerata dagli altri, il secondo perché chiedeva più spazio come compositore e pensava di essere sottovalutato. Nemmeno Ringo sopportava più quell’aria così tesa. Paul avvertiva che il gruppo si stava perdendo e che non c’era più un sentire comune. Stavano diventando quattro pianeti distanti e nessuno sembrava veramente coinvolto in quel nuovo lavoro, allora decise di occuparsi in prima persona della gestione dell’album. Ma questa decisione fu mal digerita dagli altri, che non accettavano di buon grado la sua direzione dei lavori.

«Credo che si respiri un’aria molto negativa da quando Epstein è morto» dice Paul nel film.

In effetti, la morte di Brian Epstein, avvenuta nel 1967, fu devastante per il gruppo. Un grande merito nel mito dei Beatles spetta a lui. Per comprendere quanto fosse importante la sua figura per l’armonia del gruppo, ricordiamo quanto disse Neil Aspinall (manager britannico, amico d’infanzia di Paul e George) a proposito del caos che regnava durante la produzione di Magical Mistery Tour: «Quando Brian era vivo, non c’era mai da preoccuparsi… Bastava chiedere quindici automobili e venti stanze d’albergo e tutto era pronto». E aggiunse Alistair Taylor (assistente di Epstein): «I Beatles sembravano persi senza Brian». Fu in questo stato d’animo depresso che Paul scrisse Let it be, sperando che tutto potesse tornare come prima.

«L’ho scritta quando tutti i problemi lavorativi hanno cominciato a schiacciarmi» racconta Paul. «Stavo davvero attraversando la mia ‘ora più buia’ e scrivere la canzone era il mio modo di esorcizzare i fantasmi».

Il testo originale di Let it be

When I find myself in times of trouble
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.
And in my hour of darkness
She is standing right in front of me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be

Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.

And when the broken hearted people
Living in the world agree,
There will be an answer, let it be.
For though they may be parted there is
Still a chance that they will see
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be

Let it be, let it be.
There will be an answer, let it be.

And when the night is cloudy,
There is still a light that shines on me,
Shine on until tomorrow, let it be.
I wake up to the sound of music
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be

Let it be, let it be.
There will be an answer, let it be.

Let it be, let it be
Let it be, let it be.
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be

Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.

Let it be, traduzione in italiano: Lascia che sia

Quando mi trovo in momenti difficili
Madre Maria viene da me
dicendomi con saggezza, lascia stare.
E nella mia ora buia
lei è proprio di fronte a me
mi dice con saggezza, lascia che sia.

Lascia che sia, lascia che sia
lascia che sia, lascia che sia.
Sussurra parole sagge, lascia che sia.

E quando tutti i cuori infranti
di questa terra saranno d’accordo
ci sarà una risposta, lascia che sia.
Perché anche se li separano ci sarà
per loro un’altra opportunità
arriverà la risposta, lascia che sia.

Lascia che sia, lascia che sia
lascia che sia, lascia che sia.
Ci sarà una risposta, lascia che sia.

E quando la notte è nuvolosa,
c’è ancora una luce che splende su di me
e splenderà fino a domani, lascia che sia.
Mi sveglio al suono della musica
Madre Maria viene da me
dicendo con saggezza, lascia che sia.

Lascia che sia, lascia che sia
lascia che sia, lascia che sia.
Ci sarà una risposta, lascia che sia.

Lascia che sia, lascia che sia
lascia che sia, lascia che sia.
Ci sarà una risposta, lascia che sia.

Lascia che sia, lascia che sia
lascia che sia, lascia che sia.
Sussurra parole sagge, lascia che sia.

Let it be: analisi del testo, significato e considerazioni

Va detto subito che è giusto tradurre letteralmente Let it be come Lascia che sia, ma va anche aggiunto che il senso esatto della frase sarebbe lascia perdere, lascia correre, lascia che la vita faccia il suo corso. La prima parola che si nota in questo testo è Mother Mary, che fa pensare immediatamente alla Vergine Maria. Il senso del testo conforta questa interpretazione, ma Paul non si riferiva alla Madonna bensì alla sua vera madre, di nome Mary, scomparsa nel 1956 quando lui aveva solo quattordici anni. Paul era certo che lei lo avrebbe aiutato anche dall’aldilà in quel momento difficile. Una notte la sognò e lei gli disse che sarebbe andato tutto bene.

«Una notte ho sognato mia madre» raccontò Paul. «Era morta quando avevo quattordici anni, quindi non la sentivo da molto tempo ed è stato bello. Mi ha dato un po’ di forza. Nella mia ora più buia, madre Mary era venuta da me».

In seguito, Paul disse di essere consapevole del fatto che la canzone era diventata un inno religioso, ma che quella non era stata la sua intenzione iniziale. Molti cristiani vedono un’affinità del ritornello con le parole del Vangelo di Luca 1,38 (“Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei”); mentre i buddisti vi leggono le parole di Buddha quando sostiene l’abbandono di ogni bene. Questi tentativi di strumentalizzazione, sia pur con buone intenzioni, non aggiungono nulla a quello che ormai è un inno alla speranza e alla fede, cosa di cui Paul non si è mai lamentato, accettandolo serenamente. Al contrario, John Lennon era molto sarcastico in merito a questo brano, lo detestava, e non faceva nulla per nasconderlo. Dichiarò: «È solo Country & Gospel C&G». Lo considerava troppo “pseudo-religioso”, e la sua antipatia per il brano si manifesta del tutto nell’ultima frase che pronuncia in falsetto in Dig it, prima della inconfondibile introduzione di piano di Let it be: «And now we’d like to do “Hark! The Angels Come!”» (“Ed ora vorremmo eseguire “Udite! Gli angeli cantano!”). Il brano successivo è invece (casualmente?) Maggie Mae, dedicato a una prostituta di Liverpool.

Registrazione

Let it be venne registrata il 31 gennaio 1969. Paul McCartney suonava il piano, John Lennon il basso, George Harrison la chitarra elettrica, Ringo Starr la batteria e Billy Preston l’organo, il quinto elemento coinvolto da George nel progetto. In questa seduta furono registrate due versioni della canzone, una per il singolo e l’altra per il film. Per comprendere l’evoluzione negativa degli eventi, va necessariamente presentata la figura di Allen Klein. Dopo la morte di Brian Epstein, il ruolo di manager venne momentaneamente assunto da Paul, ma nonostante i buoni propositi i Beatles iniziarono a perdere sempre più denaro, la Apple Corps giunse sull’orlo della bancarotta. Era indispensabile affidarsi a un professionista. Paul propose l’avvocato Lee Eastman, padre di sua moglie Linda, ma gli altri temevano che avrebbe favorito i suoi interessi. È qui che la figura di Allen Klein entra nella storia dei Beatles. Contattò Lennon e gli propose che, se fosse riuscito a rimettere in sesto le finanze del gruppo, sarebbe diventato il loro nuovo manager, in caso contrario, non avrebbe chiesto alcun compenso per il lavoro svolto. John convinse George e Ringo che quella era la soluzione giusta, com’era prevedibile Paul non fu d’accordo e si rifiutò di firmare il contratto. Questo dissidio creò una frattura fra i quattro rivelatasi poi insanabile. Klein ottenne però ottimi risultati. Rinegoziò il contratto con la EMI, garantendo loro le royalties più alte mai concesse fino ad allora a un musicista. Si occupò della pubblicazione del singolo Something/Come Together, che ebbe grande successo e del travagliato progetto Get Back/Let It Be, affidandone il restyling a Phil Spector, produttore discografico tra i più innovativi della storia della musica pop, famoso per il suo “muro del suono”. Quando Paul sentì gli archi che Spector aveva aggiunto a The long and winding road chiese che la canzone fosse riportata al suo arrangiamento originale, la sua richiesta venne ignorata e il disco fu mixato senza la sua approvazione. Possiamo dire che Klein si era vendicato della mancata firma di Paul sul suo accordo manageriale e che Phil Spector aveva parteggiato per John e George. Paul McCartney dichiarò di non essere assolutamente soddisfatto del lavoro svolto da Spector, annunciò la sua uscita dai Beatles e intentò una causa legale nei confronti degli altri tre. Nel 2003, con l’approvazione di Ringo e delle vedove di Lennon e Harrison, Paul ha potuto finalmente presentare al mondo la sua versione del disco, ripulendolo dagli interventi di Phil Spector e riportandolo alla sua idea originaria. Il titolo del disco è esplicativo: Let it be… Naked.

Curiosità

Quando fu pubblicato Let it be, i Beatles non esistevano già più, ma la loro musica sì e il singolo raggiunse la prima posizione in classifica negli Stati Uniti e la seconda in Inghilterra, in Italia fu primo. Anche l’album uscì dopo la rottura definitiva e a quell’epoca Paul aveva già pubblicato il suo primo album solista (McCartney). Nel 2004 il brano raggiunse il ventesimo posto nella classifica pubblicata dalla rivista Rolling Stones delle 500 canzoni migliori di tutti i tempi. Forse John non sarebbe stato felice di questo risultato o forse il tempo avrebbe risanato le ferite. La mano di Mark David Chapman ha scelto per lui e per tutti gli altri.

Conclusione

Molto spesso, le canzoni sfuggono dalle intenzioni di chi le ha inventate e diventano altro. E, soprattutto, appartengono al mondo e a chi le canta. Let it be, che Paul lo abbia voluto o meno, ha qualcosa di spirituale, di mistico, non a caso l’ispirazione gli venne dall’aver sognato la madre morta che voleva confortarlo. È una canzone immortale, e di fronte all’immortalità cinquant’anni non sono nulla. È l’inno della speranza e della saggezza e noi continueremo a cantarla. Lascia che sia, perché anche nell’ora più buia c’è una luce che splende.

Fonti:
The Complete Beatles Songs di Steve Turner
thebeatles.com
Il Dizionario del Pop-Rock 2014 di Enzo Gentile e Alberto Tonti
Wikipedia

Autore

Silvio Coppola

Silvio Coppola è nato a Salerno. Musicista, scrittore, giornalista e conduttore radiofonico. È stato redattore per riviste specializzate di computer music, ha suonato nei migliori locali e piano bar della Campania, ha collaborato con il grande drummer napoletano Tullio De Piscopo, con cui ha composto due canzoni.