Avengers: Endgame

1 Maggio 2019

Epico, commovente, ironico. Rabbia, amicizia, sacrificio. Un cast stellare. Musica solenne. Insomma, Avengers: Endgame è il grande cinema americano. Quello che sbalordisce, che fa sognare, che ci libera dalla quotidianità. Tutto ciò che molto, troppo spesso, manca nelle nostre sale.

Perché il cinema è spettacolo.

Non sto qui a parlare della trama (il web ne è pieno), né a rivelare (com’è brutta la parola spoilerare) il finale o altro, per rispetto di chi il film ancora non l’ha visto. Non sono proprio un fan del genere, per quanto lo apprezzi e lo guardi con piacere, ma questa sceneggiatura forse apre nuovi orizzonti. Non più solo supereroi invincibili, battaglie fantasmagoriche, con il cattivo di turno che vuole distruggere il mondo. Certo, c’è anche tutto questo, ma quello che mi ha colpito è stata la cura dei personaggi, la complessità dei rapporti interpersonali, il coinvolgimento emotivo delle vite private. Canoni assolutamente assenti nelle pellicole di genere. Delle tre ore di film, le battaglie e i duelli sono le parti cui è riservato lo spazio minore. La storia è complessa e coinvolgente, con molti dialoghi, ironia, sentimenti, e riflessioni esistenziali sul senso della vita.

Non vorrei spaventare i fan della saga, questo capitolo finale vi entusiasmerà. È la degna conclusione di undici anni e ventidue film di una storia infinita. Era giusto però dare il degno saluto a personaggi forse definitivamente usciti di scena. Ora ci aspettiamo un altro decennio della mitologia Marvel, pronta a conquistare nuove generazioni di appassionati seguaci da sedurre e intrattenere. E il finale apre al futuro.  Avengers: Endgame è una sorta di summa delle storie precedenti. I protagonisti rivedono e correggono se stessi, ripercorrendo eventi già vissuti. Sono loro l’anima del racconto, il vero obiettivo della narrazione, e da questa intenzione narrativa non sfuggono nemmeno i cattivi. Il fiale è assolutamente struggente. Tutto ti aspetti, tranne quel tipo di romanticismo. Così vero ma surreale. It’s been a long, long time è la canzone giusta per sottolineare la tenerezza di quelle scene.

Per concludere, dietro questa titanica operazione commerciale c’è una qualità di scrittura inaspettata, che dà alla pellicola uno spessore narrativo forse mai avvertito nei precedenti blockbuster.

Qualche palato intellettuale storcerà il naso, ma anche questa è arte, sicuramente questo è il cinema. Quello di Via col vento, Ben Hur, Il padrino, Il Dottor Zivago, 2001 Odissea nello spazio, Il gladiatore. E mi fermo qui, ma ci siamo capiti.

Ragazzi, e non solo, godetevelo questo Avengers: Endgame è un gran film.

Buona visione.

Silvio Coppola

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